Tassi di interesse massimo

La legge 108 del 1996 regola  i tassi di interesse che vengono applicati ai prestiti o ai mutui.


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Il tasso di interesse massimo, che una banca può applicare, viene stabilito ogni trimestre dalla Banca d’Italia; l’ente effettua una media del tasso globale che le banche hanno usato nel trimestre precedente per stabilire il tasso usura.

Nella legge 108, si parla di tasso usura quando il tasso di interesse supera del 50% il tasso medio stabilito dalla Banca d’Italia.

I sistemi per determinare il tasso usura sono cambiati nel tempo; in questo momento il calcolo è effettuato con la somma del tasso medio a cui viene aggiunto il 25% e anche 4 punti di margine. Con questo nuovo metodo si tutelano le banche da tassi di interesse troppo bassi, ma si tutelano anche i consumatori che non subiscono tassi troppo vicini ad eventuali tassi medi eccessivamente alti.

Le banche che concedono prestiti e mutui debbono sottostare a questi valori per proporre i propri tassi di interesse.

Un mutuo è una modalità di prestito di lunga durata e i tassi di interesse che sono stati accettati alla stipula del contratto potrebbero, ad un certo punto, risultare ai limiti dell’usura.

La legge 394 del 2000 stabilisce che si possono considerare usurari solo i tassi di interesse che superano il tetto massimo al momento della stipula.

I contratti dei mutui non possono essere perseguiti retroattivamente.

La legge fornisce però uno strumento che consente, in alcuni casi, di rinegoziare il mutuo. Il nocciolo della questione viene chiarito con il Decreto Sviluppo 2011.

Per rinegoziare il mutuo sono richiesti alcuni requisiti, come per esempio un mutuo non superiore ai 150.000 euro, un reddito ISEE non superiore ai 30.000 euro e la puntualità nel pagamento delle rate precedenti.

 

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